Nell'articolo di oggi esploreremo Pietro III di Alessandria, un argomento che ha catturato l'attenzione di molte persone negli ultimi tempi. Impareremo di più sulla sua origine, sul suo impatto sulla società attuale e sulle possibili implicazioni che ha in diversi ambiti. Analizzeremo anche alcune opinioni di esperti in materia, nonché le ultime ricerche e scoperte relative a Pietro III di Alessandria. Questo articolo fornirà senza dubbio una visione approfondita e completa di questo affascinante argomento, offrendo ai nostri lettori una prospettiva più ampia e una maggiore comprensione di Pietro III di Alessandria.
Pietro III | |
---|---|
Patriarca greco-ortodosso di Alessandria e 27º Papa della Chiesa copta | |
Elezione | 477 (copti) 483 (calcedoniani) |
Fine patriarcato | 489 |
Predecessore | Giovanni I |
Successore | Atanasio II |
Nascita | Egitto |
Morte | Egitto 29 ottobre 489 |
San Pietro Mongo | |
---|---|
Papa copto | |
Nascita | Egitto |
Morte | Egitto, 29 ottobre 489 |
Venerato da | Chiesa copta |
Ricorrenza | 11 novembre (calendario gregoriano) 2 hathor (calendario copto) |
Pietro III, anche noto come Pietro Mongo (in latino Petrus Mongus o Moggus, in greco Πέτρος ὁ Μογγὸς?; Egitto, ... – Egitto, 29 ottobre 489), è stato patriarca di Alessandria. Le Chiese calcedoniane lo riconoscono come proprio patriarca a partire dal 483, mentre la Chiesa copta lo riconosce come papa a partire dal 477.
Dopo il concilio di Calcedonia, Pietro Mongo aderì al miafisismo e fu diacono di Timoteo Eluro. Dopo che Timoteo fu espulso dal patriarca calcedoniano Proterio (457), Mongo prese parte alla persecuzione del partito dei calcedoniani.
Eluro, espulso nel 460 e poi tornato nel 475, morì nel 477; i suoi seguaci elessero allora Mongo a succedergli. L'imperatore romano d'Oriente Zenone, però, scelse Timoteo Salofaciolo, che aveva sostituito Eluro nel 460, e condannò a morte Mongo, il quale fuggì e si nascose.
Nel 481, Giovanni Talaia subentrò a Salofaciolo come patriarca di Alessandria; l'anno seguente, però, Giovanni fu deposto da Zenone per essersi rifiutato di sottoscrivere l'Henotikon ("strumento di unione"), un documento volto a ricucire lo strappo tra calcedoniani[1] e monofisiti. Zenone propose a Mongo di tornare sul trono patriarcale, a condizione che questi firmasse il documento: Mongo accettò e sottoscrisse il documento, annunciando la propria nomina agli altri patriarchi (Acacio, patriarca di Costantinopoli, lo nominò nei propri documenti, riconoscendolo). Nel frattempo, Talaia si era recato in esilio a Roma, dove fu accolto da papa Felice III: questi rifiutò di riconoscere Mongo e difese il diritto di Talaia in due lettere indirizzate ad Acacio. Poiché Acacio continuò a sostenere l'Enotico, Felice scomunicò Pietro Mongo e tutti i patriarchi (484). Acacio rifiutò di ricevere la lettera di scomunica, dando così inizio allo scisma acaciano, che durò fino al 519.
Mongo divenne il campione di tutti i monofisiti: tenne un concilio in cui fu condannato il concilio di Calcedonia, e sconsacrò le tombe dei suoi due predecessori calcedoniani, Proterio e Timoteo Salofaciolo. Quando, nel 489, Acacio morì, Mongo incoraggiò il suo successore Fravitta a continuare lo scisma con Roma. Il successore di Fravitta, Eufemio, volle invece ricucire lo scisma e progettò di scomunicare Mongo, il quale però morì poco dopo nel 489.
Controllo di autorità | VIAF (EN) 323151246513444130757 · CERL cnp00285458 · GND (DE) 102402302 |
---|