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Gyula Illyés (Sárszentlőrinc, 2 novembre 1902 – Budapest, 15 aprile 1983) è stato uno scrittore ungherese.
Nel 1919 abbandonò gli studi universitari per unirsi all'Armata rossa, ma dopo la caduta della Repubblica sovietica ungherese fu costretto a rifugiarsi dapprima a Vienna e successivamente a Parigi, dove ha conosciuto André Breton, Tristan Tzara, Louis Aragon, per poi rimpatriare nel 1926.
Illyés si avvicinò alla letteratura collaborando con la rivista letteraria Nyugat, pubblicazione che influenzò e guidò in Ungheria la letteratura moderna.[1]
Le sue opere sono di vario genere, dal realismo alla satira, e la critica letteraria definisce Illyés come un importante esponente del movimento letterario populista.[1]
Tra le sue opere principali si possono citareː Gente delle steppe (1936), I magiari, Stivali sul tavolo (1941), Tutte le poesie (1947), Unni a Parigi (1946), Fratelli (1972).
Ricorrenti sono i versi relativi alla condizione contadina, alla tradizione popolare, alla nostalgia per l'infanzia ed alla missione sociale di poeta.
Nel 1970 vinse il Premio Herder.
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