Nell'articolo di oggi parleremo di Giuseppe Valeriano Vannetti, un argomento che ha acquisito grande attualità negli ultimi anni. Giuseppe Valeriano Vannetti è un argomento che ha catturato l'attenzione di esperti e appassionati per il suo impatto su vari aspetti della società. Fin dalla sua apparizione, Giuseppe Valeriano Vannetti ha suscitato dibattiti e discussioni sulla sua importanza e rilevanza nel mondo di oggi. In questo articolo esploreremo diverse prospettive e approcci su Giuseppe Valeriano Vannetti, con l'obiettivo di fornire una visione completa e arricchente su questo argomento che interessa così tante persone.
Giuseppe Valeriano Vannetti (Rovereto, 14 aprile 1719 – Rovereto, 1764) è stato uno scrittore e letterato italiano.
Nacque a Rovereto, città trentina che in quel periodo apparteneva alla Contea del Tirolo, parte del Sacro Romano Impero. Fu tra i fondatori e massimi ispiratori dell'Accademia Roveretana degli Agiati, marito di Bianca Laura Saibante e padre di Clementino Vannetti, che seguì nell'accademia le orme dei genitori diventandone segretario tra il 1776-1795.[1][2]
Attorno alla metà del Settecento nella città di Rovereto la situazione economica era fiorente e la cultura viveva un periodo molto importante. Giuseppe Valeriano Vannetti, la moglie Bianca Laura Saibante e il circolo di letterati che si era formato alla scuola di Girolamo Tartarotti diede vita all'Accademia Roveretana degli Agiati, che in quel periodo di dominazione asburgica in Trentino fu un'istituzione unica nel suo genere.[2]
Il salotto letterario che i Vannetti crearono nella loro casa fu tipico della buona società europea di quel periodo storico.[3]
Le personalità più rilevanti del salotto, oltre alla moglie Bianca Laura e al fratello di lei Francesco Antonio furono l'abate Giuseppe Matteo Felice Givanni, maestro di logica e metafisica presso il locale ginnasio, l'abate Gottardo Antonio Festi, suo collega e lo stesso Giuseppe Valeriano, che sposò Bianca Laura solo in seguito.[4]
Il sodalizio letterario divenne un'Accademia il 27 dicembre del 1750 sul modello dell'Accademia dei Dodonei, di Girolamo Tartarotti. Il nome che scelto fu: Accademia Roveretana degli Agiati.[5]
Malgrado i suoi meriti indiscussi, il suo impegno per Rovereto e l'aver fondato e guidato per circa un decennio l'Accademia degli Agiati venne dimenticato abbastanza presto sia da chi con lui aveva condiviso alcuni ideali legati al mantenimento ed alla difesa della cultura italiana all'interno dei domini asburgici sia dallo stesso figlio Clementino. La città, solo trent'anni dopo la sua morte, lo aveva già quasi dimenticato e mentre alla moglie ed al figlio ha dedicato vie e monumenti, di lui restano poche tracce.[6]
Controllo di autorità | VIAF (EN) 49216061 · ISNI (EN) 0000 0001 0857 2802 · SBN UBOV126918 · CERL cnp01129760 · LCCN (EN) nr2003023817 · GND (DE) 11734639X · BNF (FR) cb10656892c (data) |
---|