Nel mondo di oggi, Euridice (ninfa) è un argomento di grande rilevanza e interesse per un ampio spettro di individui e gruppi. Che sia per il suo impatto sulla società, per la sua rilevanza storica o per la sua influenza in campo scientifico, Euridice (ninfa) è un argomento che non lascia nessuno indifferente. Nel corso degli anni questo argomento ha generato infiniti dibattiti e discussioni, oltre a numerose ricerche e pubblicazioni che hanno contribuito ad arricchire la conoscenza a riguardo. In questo articolo esploreremo le diverse sfaccettature di Euridice (ninfa) e analizzeremo la sua importanza in vari contesti, con l'obiettivo di offrire una visione completa e arricchente di questo argomento di grande impatto e intrigante.
Nella mitologia greca, Euridice (pronuncia: /euriˈditʃe/; oppure, alla latina, /euˈriditʃe/[1]; in greco antico: Εὐρυδίκη?, Eurydíkē) è una ninfa Driade.
Sposò Orfeo e morì per il morso di un serpente in un prato mentre correva tentando di sottrarsi alle attenzioni del pastore Aristeo.
Orfeo intonò canzoni così cariche di disperazione che tutte le ninfe e gli dei ne furono commossi. Gli fu consigliato di scendere negli inferi per tentare di convincere Ade e Persefone a far tornare in vita la sua amata, e cosi fece: suonò la sua lira e le sue canzoni fecero persino piangere le Erinni.
Ade e Persefone si convinsero quindi a lasciare andare Euridice, a condizione che Orfeo camminasse davanti a lei e non si voltasse a guardarla finché non fossero usciti alla luce del sole. Durante il viaggio Orfeo non si voltò poiché sapeva che, se lo avesse fatto, non avrebbe più rivisto la sua amata. Quando i due arrivarono quasi alla fine del tunnel, e la luce del sole colpì gli occhi di Orfeo, Orfeo non riuscì a trattenersi e si voltò indietro per assicurarsi che la sua amata fosse li, e proprio in quel momento Euridice fu trascinata di nuovo nel regno dei morti. Disperato, Orfeo voleva tornare negli inferi, ma Ermes lo fermò spiegandogli che si era voltato troppo presto e che perciò aveva perso Euridice per sempre. Così Orfeo, desolandosi e piangendo, rimase muto e solo, senza mangiare né bere, finché non giunse alla fine dei suoi giorni.
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