Oggi La Finestra editrice è un argomento di grande interesse e rilevanza nella società moderna. Il suo impatto può essere visto nella nostra vita quotidiana, dal modo in cui comunichiamo al modo in cui svolgiamo le nostre attività quotidiane. La Finestra editrice ha catturato l'immaginazione di persone di ogni età, cultura e provenienza e ha generato un intenso dibattito in diverse aree. In questo articolo esploreremo a fondo l’impatto di La Finestra editrice sulle nostre vite, analizzandone l’importanza, i vantaggi e le sfide, nonché i diversi punti di vista che esistono attorno a questo argomento così rilevante oggi.
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Il logo della Finestra è la fenice, a simbolo dell'impegno nel recupero di testi scomparsi.[1]
La denominazione "La Finestra" prende le mosse da un passaggio dell'opera del letterato e filosofo russo Pavel Aleksandrovič FlorenskijLe porte regali, laddove dice: «Una finestra è una finestra in quanto attraverso essa si diffonde il dominio della luce, e allora la stessa finestra che ci dà luce è luce, non è somigliante alla luce .»[2]
La citazione, per analogia, intende equiparare l'editore ai suoi libri e al loro contenuto o, estremizzando, alla sapienza stessa.[3]
Il catalogo
La Finestra editrice è specializzata nella ricostruzione filologica ed ermeneutica di testi "anticlassici" della tradizione letteraria e culturale italiana e più in generale europea, il suo catalogo (oltre 160 titoli in 14 anni di attività) è articolato in 17 collane, raggruppate in otto grandi aree tematiche:
Barocco - con la specifica collana "Marino Edition" che, contro il pregiudizio antibarocco, propone l'intero corpus delle opere di Giambattista Marino;
Settecento e Ottocento - che include una cospicua antologia leibniziana ricca di testi rari in italiano o in latino;
Novecento - con la riscoperta di poeti come Piero Bigongiari o Arturo Onofri col suo Ciclo lirico della Terrestrità del sole[6] e, nella collana "Antologie", quella «marea di poeti obliterati dalla cultura ufficiale», definiti «gli ostaggi di Montale e Ungaretti»[senza fonte] e riproposti nella raccolta Gli Invisibili;
"Multa paucis" - collana di opere rare e inedite con la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze,[1] avviata nel 2005 con le ristampe anastatiche del primo grande lessico simbolico-enciclopedico europeo, i cinquecenteschi Commentaria symbolica del bresciano Antonio Ricciardi, e i cinque tomi dell'Iconologia di Cesare Ripa;[7]
^abcSilvia Alessandri, "Multa paucis. Una collana che nasce con il concorso della BNCF", in Biblioteche Oggi, gennaio-febbraio 2006, pp. 72-73 (consultabile anche on line (PDF).).
^Su questa interpretazione della "finestra" florenskiana, si può vedere sia il cenno divulgativo di Pietrangelo Buttafuoco in Cabaret Voltaire. L'Islam, il sacro, l'Occidente., Milano, Bompiani, 2008, ISBN 978-88-452-6175-6, sia soprattutto il saggio di Chiara Cantelli, "L'icona come metafisica concreta. Neoplatonismo e magia nella concezione dell'arte di Pavel Florenskij", in Aesthetica Preprint, n. 92, agosto 2011, pp. 41-42, 51-54, 63 e 73-74 (consultabile anche on line (PDF) (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).). Del resto, l'analogia fra icona e libro è evidenziata dallo stesso Florenskij in un altro suo saggio, "Sul nome di Dio" (in Il valore magico della parola, Milano, Medusa, 2001, p. 82. ISBN 88-88130-01-2), in cui, dopo aver distinto il lato "basso, materiale" del libro (pagine, rilegatura, carta, inchiostro ecc.) dalla sua anima o concetto (cioè il suo essere mezzo "per esprimere e fissare il pensiero umano"), afferma che: «Il nesso tra il senso, da un lato, e la carta e l'inchiostro, dall'altro, è inspiegabile, ma evidentemente non si può dubitare che esso sussista, altrimenti non potrebbe essere un libro. Qui lo strato ontologico inferiore è unito organicamente a quello superiore, e ciò avviene in un modo che, se noi distruggessimo quello inferiore, verrebbe distrutto anche quello superiore.»
^Cecco d'Ascoli , L'Acerba (a cura di Marco Albertazzi), Lavis, La Finestra, 2002. ISBN 88-88097-21-X. Parzialmente consultabile su Google Libri.. L'edizione è stata recensita da: Carlo Ossola, "Finì sul rogo per eccesso di ragione", in Il Sole 24 ORE (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2015). del 29 dicembre 2002; Alfredo Cattabiani, "L'Acerba o della divina sapienza", in Smerilliana (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2008)., n. 2, 2003, pp. 348-349 (pubblicato anche, in forma ridotta e con il titolo "Ma «L'Acerba» non era eretica", su Avvenire dell'8 febbraio 2003); Eleonora Lucchetti, "Cecco d'Ascoli poeta da bruciare", in la Repubblica. del 2 luglio 2003, p. 36; Sandro Premici, "Qui non si canta al modo delle rane", in Marche (archiviato dall'url originale il 3 ottobre 2015)., n. 7-8-9, 2003, pp. 24-27; Mario Marti, in Giornale storico della letteratura italiana, n. 589, 2003, p. 153; Massimo Sannelli sul sito Airesis.; sulla rivista Filologia e critica, n. 1, gennaio-aprile 2003; su Medioevo Latino, XXIV, 2003; (EN) Iolanda Ventura, "Cecco d'Ascoli", in Thomas Glick, Steven J. Livesey e Faith Wallis (a cura di), Medieval Science, Technology, and Medicine. An Encyclopedia, New York, Routledge, 2005, p. 123, ISBN 0-415-96930-1 (consultabile su Google Libri.); Ida Giovanna Rao, "L'Acerba: note codicologiche sul Pluteo 40.52 della Laurenziana", in Antonio Rigon (a cura di), Cecco d'Ascoli. Cultura, scienza e politica nell'Italia del Trecento (PDF) (archiviato dall'url originale il 29 agosto 2014). (atti del convegno, Ascoli Piceno, 2-3 dicembre 2005), Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 2007.
^Cfr. le recensioni di: Stefano Chemelli, "I documenti d'Amore di messer Francesco", in l'Adige del 5 gennaio 2010; Piero Boitani, "Codice d'amore maschile", in Il Sole 24 ORE (PDF)[collegamento interrotto]. del 17 gennaio 2010, p. 34; (EN) Michael Papio per Dino S. Cervigni e Anne Tordi (a cura di), " Italian Bookshelf (PDF).", in Annali d'Italianistica, n. 28, 2010, pp. 499-501; (EN) John C. Barnes, "I documenti d'Amore ", in The Modern Language Review, n. 2, 2010, pp. 573-574.
^La Finestra editrice è nata proprio con la ripubblicazione delle opere di Arturo Onofri.
^Cfr. Oddone Camerana, "Se il traduttore è un riscrittore", in La Stampa. del 24 maggio 2007.
^Cfr. le recensioni di: Rolando Damiani, "Le rime vertiginose di Giacomo Lubrano", in Il Gazzettino del 22 dicembre 2002; A. Martini, "Un Mallarmé in antico", in il manifesto del 18 gennaio 2003; Alessandra Ruffino, "Nebbie edificate in mondi. Note su Iacopo Lubrano", in Critica letteraria., n. 2, 2003, pp. 359-366.
Bibliografia
Alberto Piccioni, Il viaggiatore letterario, in QT, 31/12/2006 (consultabile on line. URL consultato il 18 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2015).).
Francesco Suomela Girardi, "Grandi opere alla Finestra", in il Trentino, n. 297, marzo 2010, pp. 50-51 (consultabile on line (PDF).).