Nel mondo contemporaneo, Carl Ebert ha acquisito una rilevanza senza precedenti. Che sia per il suo impatto sulla società, per il suo ruolo nella cultura popolare o per la sua rilevanza nel mondo accademico, Carl Ebert è diventato un argomento di conversazione ricorrente. Non sorprende, infatti, che Carl Ebert sia oggetto di dibattito e analisi in numerosi ambiti, poiché la sua influenza si estende a molteplici aspetti della vita moderna. In questo articolo esploreremo in modo approfondito il fenomeno Carl Ebert, affrontandone le varie sfaccettature e analizzandone l’importanza nel contesto attuale.
Carl Ebert, nome completo Carl Anton Charles Ebert (Berlino, 20 febbraio 1887 – Santa Monica, 14 maggio 1980), è stato un attore, regista e direttore teatrale tedesco.
Ebert si formò alla scuola di Max Reinhardt,[1] lavorò al Deutsches Schauspielhaus di Berlino (1909-1914), al teatro di Francoforte sul Meno (1915-1922), dove fondò e diresse una importante scuola di recitazione, poi passò a Darmstadt e quindi a dirigere l'Opera di Berlino (1931-1932), dove si specializzò nella regia operistica, messa al servizio non tanto del libretto quanto della musica.[2]
Si mise in evidenza anche nei Festival di Salisburgo e di Glyndebourne, al Maggio Musicale Fiorentino, e in molti dei maggiori teatri lirici d'Europa e d'America.[1]
Durante il regime nazista si trasferì in Svizzera e poi in Turchia (ad Ankara fondò e diresse il teatro nazionale d'opera e di prosa).[2]
Dal 1954 al 1962 è stato sovrintendente dell'Opera di stato di Berlino.[1]
Oltre che di Richard Wagner e di Wolfang Amedeus Mozart, fu un grande regista di Giuseppe Verdi, del quale diede riesumazioni fondamentali a Berlino, a Milano, a New York di opere quasi dimenticate (ad esempio Macbeth).[2]
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