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Assedio di Moji 門司城の戦い parte dell'epoca Sengoku | |||
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Data | 1561 | ||
Luogo | Moji, Giappone | ||
Esito | Vittoria del clan Mōri | ||
Schieramenti | |||
Comandanti | |||
Effettivi | |||
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L'assedio di Moji (門司城の戦い?, Moji-jō no tatakai) venne posto in atto nel 1561 contro il castello di Moji in Giappone, appartenente al clan Mōri, la cui capitale era la città di Yamaguchi.
Il castello fu originariamente costruito da Ōuchi Yoshinaga, che fu costretto ad uccidersi nel 1557 con l'avanzare dell'esercito Mōri, il cui daimyō Mōri Motonari prese il castello l'anno seguente. A settembre dell'anno successivo, Ōtomo Yoshishige riprese il castello, che però fu subito ricatturato di nuovo dai Mōri, stavolta guidati da Kobayakawa Takakage e Ura Munekatsu.[1]
A quel punto Ōtomo Sōrin, dopo essersi alleato con i portoghesi, decise di attaccare di nuovo il castello con l'aiuto dei portoghesi che gli diedero tre navi di circa 500 o 600 tonnellate, ognuna con un equipaggio di almeno 300 uomini e 17 o 18 cannoni.[2] Si ipotizza che questo fosse il primo bombardamento che il Giappone subì da navi straniere.[2] Il bombardamento consentì alle truppe Ōtomo di circondare il castello di Moji ma i portoghesi esaurirono ben presto le loro munizioni, e furono costretti alla ritirata.[3] I difensori del castello ne approfittarono per rompere le linee d'assedio e rinforzare il castello. Il 10 ottobre 1561, Sorin Ōtomo guidò un assalto con tutte le sue forze; l'assalto però fallì, e il castello rimase definitivamente in possesso dei Mōri.[3]