In questo articolo verrà affrontato l'impatto che Monatto ha avuto su diversi aspetti della società. Fin dalla sua nascita, Monatto ha suscitato l’interesse di ricercatori, accademici, specialisti e pubblico in generale, per la sua rilevanza in vari ambiti. L'influenza di Monatto su cultura, economia, tecnologia, politica, tra gli altri aspetti, sarà esplorata con l'obiettivo di comprendere il suo ruolo nel plasmare il mondo attuale. Inoltre, verrà analizzato come Monatto ha trasformato il modo in cui le persone interagiscono tra loro e come operano nel loro ambiente. Attraverso questo articolo, miriamo a fornire una visione completa di Monatto, consentendo al lettore di ottenere una prospettiva più ampia e chiara sul suo impatto e significato.
Un monatto era un addetto pubblico che nei periodi di epidemia di peste era incaricato dai comuni di trasportare nei lazzaretti i malati o i cadaveri. Di solito i monatti erano persone condannate a morte, carcerati, o persone guarite dal morbo e così immuni da esso.
Il termine indicava inizialmente, nel Settentrione italiano, il becchino,[1] e ne parla diffusamente Alessandro Manzoni ne I promessi sposi (cap. XXXII e seguenti), nella descrizione della peste del 1630. Secondo Ripamonti[2] deriva dal greco monos, ma esistono varie tesi a questo proposito.
Manzoni nel romanzo descrive anche le figure degli apparitori, muniti di campanellini alla cintola o alle caviglie che avvertivano del passaggio dei monatti, e dei commissari incaricati di vigilare su queste attività.
Manzoni sottolinea anche le accuse documentate su comportamenti discutibili o criminali dei monatti (accusati di sciacallaggio sui morti e sui malati o addirittura di diffondere la peste), e li inserisce come personaggi delle vicende di Renzo a Milano quando viene scambiato per untore (ed essi lo salvano dall'inseguimento della folla), o nel celebre episodio della madre di Cecilia. Li "mette all'opera" in particolare quando entrano in casa di don Rodrigo ormai malato, e lo aggrediscono appropriandosi con il Griso dei suoi beni (cap. XXXIII).
Il monatto dell'episodio della madre di Cecilia (cap. XXXIV), pur definito inizialmente turpe, mostra invece un atteggiamento difforme a quello dei suoi compagni descritti in precedenza; la solenne diversità dei modi della donna lo induce a un insolito rispetto e a una esitazione involontaria, fino alla finale gentilezza nei confronti del corpo morto di Cecilia.