Questo articolo affronterà Il mio nome è Rosso, un argomento che ha acquisito rilevanza negli ultimi anni grazie al suo impatto su vari ambiti della vita quotidiana. Il mio nome è Rosso è un fenomeno che ha suscitato l'interesse di esperti e ricercatori di tutto il mondo, generando un ampio dibattito nella società. In questa direzione verrà approfondita l’importanza di Il mio nome è Rosso, la sua evoluzione nel tempo e i possibili scenari futuri in cui potrebbe influenzare. Inoltre, verranno presentate diverse prospettive su questo argomento, nonché possibili soluzioni o approcci per affrontarne le implicazioni. In definitiva, questo articolo cerca di offrire una visione completa su Il mio nome è Rosso, con l'obiettivo di fornire una comprensione più profonda del suo impatto e delle possibili implicazioni future.
Il mio nome è rosso | |
---|---|
Titolo originale | Benim adım Kırmızı |
Autore | Orhan Pamuk |
1ª ed. originale | 1998 |
Genere | romanzo |
Lingua originale | turco |
Ambientazione | Istanbul, 1590 |
Il mio nome è rosso (titolo originale Benim adım Kırmızı) è un romanzo dello scrittore turco Premio Nobel Orhan Pamuk, pubblicato nel 1998.
È un libro narrativamente complesso e polifonico, occidentale ed orientale allo stesso tempo, articolato in 59 capitoli e narrati da distinti e divergenti punti di vista appartenenti ad una dozzina di personaggi, tra principali e secondari, fra cui figura anche Rosso, vale a dire il colore rosso, che dà il titolo al romanzo.
Il libro inizia nel 1591 con la voce di un artista assassinato, la testa rotta, il cui corpo giace in fondo a un pozzo. Il morto è un doratore, soprannominato Raffinato Effendi, uno dei miniaturisti che lavoravano nei laboratori del sultano ottomano Murad III (1574-1595). Il sultano aveva ordinato ad uno dei suoi maestri miniaturisti, detto Zio Effendi, un manoscritto celebrante il millenario dell'egira. Il sultano desiderava che in questo manoscritto vi fosse un suo ritratto e che le illustrazioni dovessero essere realizzate secondo le tecniche europee, vale a dire utilizzando la prospettiva, in luogo della maniera degli antichi maestri di Herat e Tabriz.
La trama si svolge come un'inchiesta poliziesca, quasi alla maniera de Il nome della rosa di Umberto Eco, inchiesta che si incrocia con l'intrigo amoroso fra Nero, nipote di Zio Effendi, ex miniaturista appena rientrato ad Istanbul dopo un'assenza di dodici anni, e la giovane e bellissima vedova Şeküre, figlia di Zio Effendi. Fa da sfondo al libro un'atmosfera di "scontro" tra la tradizione ottomana, il fanatismo del predicatore Nusret di Erzurum, e l'ammirazione che alcuni personaggi - Nero, Zio Effendi, il Sultano ed alcuni miniaturisti - provano per le opere della scuola veneziana, e quindi, di riflesso, per l'occidente cristiano.
Orhan Pamuk lascia l'epilogo del romanzo a Şeküre (il nome della propria madre), la quale conclude tutta la storia trasmettendola al proprio figlio Orhan che poi la metterà per iscritto.