Nel mondo di oggi, Albedo (alchimia) è un argomento che ha acquisito rilevanza in diversi ambiti della società. Dalla politica alla cultura popolare, Albedo (alchimia) ha catturato l'attenzione di milioni di persone in tutto il mondo. Il suo impatto si è riflesso nelle discussioni accademiche, nei dibattiti politici e nella vita quotidiana delle persone. In questo articolo esploreremo le diverse sfaccettature di Albedo (alchimia) e come ha plasmato e trasformato il modo in cui viviamo, pensiamo e ci relazioniamo con il mondo che ci circonda.
L'albedo, termine latino che significa bianchezza, è in alchimia una delle fasi della Grande Opera, successiva a quella della nigredo. Simboleggiata da un cigno bianco,[2] prende il nome di «Opera al Bianco», o alternativamente di ablutio, purificatio, mundificatio, fissatio: consiste infatti nella purificazione della massa informe scaturita dalla nigredo, lavandone le impurità per prepararla alla successiva rubedo. Nel linguaggio chimico corrisponde alla distillazione,[3] e sul piano metaforico alla liberazione dell'anima dai lacci della corporeità.[4]
L'albedo consente di tramutare il piombo in argento, intervenendo nella fase successiva al discioglimento della materia, ricomponendola in una sintesi superiore, secondo il motto alchemico solve et coagula.[6]
Rappresenta l'alba e la rinascita, simboleggiata talvolta da una donna o da una rosa bianca.[8] Viene assimilata anche all'elemento acqua per la sua valenza purificatrice, e per il fatto che scopo finale dell'albedo è la creazione di un fluido o di un liquido vitale dalle virtù rigeneratrici, affine al mercurio o all'argento vivo, conosciuto come l'elisir di lunga vita.
A livello macrocosmico il bianco dell'albedo è associabile alla Luna, immagine del candore e della femminilità,[6] e tra i metalli all'argento. Un altro pianeta tipicamente allusivo dell'albedo è Venere, anticamente detto «Lucifero», cioè portatore di luce, in quanto effonde il bianco della luce e della conoscenza in contrapposizione alle tenebre della nigredo, benché Cristo fosse il solo capace di coniugare tale conoscenza con la libertà, e venisse detto perciò «verus Lucifer».[9]
Nell'alchimia cristiana l'albedo consiste in particolare nella Resurrezione di Gesù dopo la Passione e il sacrificio sulla croce.[10] Altro episodio allegorico dell'albedo è il Battesimo nel Giordano, contraddistinto dalla discesa della bianca Colomba.
Venere, come l'anima, è inoltre archetipo dell'amore, della bellezza e della creatività, che funge da tramite fra la condizione oscura dell'ego e l'apertura alle dimensioni superiori dello spirito.[11]
L'alternanza del bianco col nero è presente spesso sul pavimento di ingresso nei templi massonici, lastricato di riquadri bianchi e neri come una scacchiera, a ricordare il dualismo di luce e tenebre, spirito e materia, potenze benefiche e malefiche.[12]
Nella Divina Commedia la fase dell'albedo corrisponde alla risalita attraverso il Purgatorio di Dante e Virgilio.[13] All'albedo gli alchimisti attribuivano l'umore flemmatico.[14]
Nell'ambito della psicologia analitica, Jung equipara l'albedo alla rivelazione dell'archetipo dell'anima negli uomini, e dell'animus nelle donne. Il soggetto, secondo Jung, dopo essere divenuto consapevole degli aspetti negativi della propria Ombra, ha imparato a non proiettarli più all'esterno, bensì a confrontarsi costruttivamente con essi, uscendo dall'identificazione inconscia con la psiche collettiva indifferenziata, e ripiegandosi coscientemente, tramite la riflessione, nel processo di individuazione di sé. L'albedo consiste in definitiva nella distillazione dell'Io dall'inconscio.[19]